lunedì, settembre 29, 2014

Rione Sanità, fascino, mistero e superstizione


Per conoscere e apprezzare veramente Napoli una visita nell’antico Rione Sanità è assolutamente da non perdere. 


Non a caso il quartiere è stato spesso scelto come scenario di celebri film del neorealismo italiano.

Il Monacone

Per noi, come sapete, l'occasione è stato il blogtour #lelucididentro al quale siamo stati invitati da Smart rione Sanitá.


E iniziamo il nostro giro proprio dalla basilica di Santa Maria della Sanità, detta e conosciuta anche come Chiesa di San Vincenzo.
 

Tutto merito della presenza della statua del Monacone che, nel 1937, si racconta abbia salvato la città dal colera facendo cadere un’abbondante pioggia che ha lavato e purificato Napoli.
 

All’interno si possono ammirare architetture mozzafiato, dipinti del XVII secolo e antiche catacombe con affreschi macabri.
Santa Maria della Sanità, o chiesa di San VIncenzo
Ma la bellezza del Rione è anche e soprattutto nel passeggiare per le strade e i vicoli alla scoperta di dettagli che rendono Napoli città unica nella sua umanità e nella presenza di tracce religiose spesso al confine tra fede e superstizione.

Ovunque si possono ammirare edicole religiose: lungo la strada, magari con a fianco un camioncino che vende frutta, oppure sospese in alto tra un palazzo e l’altro e persino all’interno di una drogheria dietro mozzarella di bufala e salumi.

Vecchiette sono accomodate sulla propria sedia lungo il marciapiede, bimbe a cavalcioni sopra il cofano di una macchina e poi panni stesi non solo a penzoloni fuori dai balconi ma anche lungo la via a ridosso di antiche mura.
I numeri di San Gennaro
E poi il gioco del Lotto così diffuso con i numeri suggeriti del miracolo del sangue di San Gennaro e citofoni protetti da reti e lucchetto contro gli atti vandalici e gli scherzi degli scugnizzi!
Citofono "in gabbia"
Culto delle capuzzelle


Ci sono circa 40mila teschi e ossa
Una realtà decisamente unica e affascinante nei suoi aspetti macabri è il cimitero delle Fontanelle: un’antica cava di tufo con circa 40 mila teschi e ossa raccolti dall’età greca all’800 un po’ da tutta Napoli, anche da resti umani rinvenuti dalle fondamenta del Maschio Angioino.

Qui si scopre il significato del culto delle anime del Purgatorio, conosciuto anche con il nome del culto delle capuzzelle. Un’antica usanza, diffusa soprattutto durante la prima e seconda Guerra Mondiale, quando in cambio di una grazia (fertilità, trovare marito o un figlio disperso) le donne, ma anche molti uomini, adottavano un teschio sulla base della casualità o di alcuni segni. 


Capuzzelle, un culto molto radicato
I sogni erano poi rivelatori se la scelta era quella giusta e se l’adozione veniva accettata, mettendo in comunicazione il vivo con il morto.

Il teschio diventava una sorta di membro della famiglia, pulito con un fazzoletto o deposto su una tovaglia. Veniva conservato all’interno di uno “scarabattolo” che poteva essere una casetta di marmo o semplicemente anche una scatola di biscotti, a conferma della popolarità del culto che nel 1969 venne considerato pagano dalla Chiesa, spaventata dalla troppa diffusione e superstizione che generava.

Concetta che suda
Tra i vari teschi non mancano storie e leggende suggestive come quello della capa di donna Concetta che suda, a prova dei suoi sforzi per aiutare qualcuno che ha chiesto una grazia.
Teschio del Capitano
Oppure la leggenda legata al teschio del Capitano al quale si racconta è stato infilato un bastone nell’occhio da un fidanzato geloso che lo sfida e lo invita al suo matrimonio. 

Durante le nozze arriva un carabiniere con una benda che si rivela poi essere uno scheletro e gli sposi muoiono di crepacuore.
Tante le leggende legate a queste ossa
La presenza di biglietti dello stadio vicino ai teschi è la prova che il culto viene praticato ancora oggi con richieste magari legate al tifo calcistico e alla vittoria del Napoli. Probabilmente le nuove generazioni vengono a conoscenza del rito dalle nonne e lo utilizzano per fini meno “nobili”.
Biglietti dello stadio
La visita al Rione sanità prosegue con la bellezza di palazzi del ‘700 caratterizzati dalla doppia rampa come Palazzo San Felice (1724-1728) voluto dal patrizio napoletano Ferdinando San Felice, oppure il palazzo dello Spagnuolo. 

Nei cortili, con lo sfondo di architetture signorili, sono stati girati molti film come ad esempio “Questi fantasmi” tratto dall’omonima commedia di De Filippo.

Testo e foto di Claudia Lovisetto 
Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...