lunedì, giugno 24, 2013

Roma, in mostra il mondo incontaminato di Sebastião Salgado

Brasile, 2005
 © Sebastião Salgado/Amazonas Images

E' uno straordiario viaggio fotografico in bianco e nero che attraversa i cinque contienti, in un pianeta terra che sembra ormai appartenere ad un passato remoto. 

Ad accompagnarci in questo viaggio, per molti aspetti quasi irreale, è il fotografo brasiliano Sebastião Salgado.
Un viaggio nel pianeta terra dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea fino ai ghiacciai dell’Antartide. E ancora dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. 

La mostra Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado,  in mostra fino al 15
Isole South Sandwich, 2009
©  Sebastião Salgado/Amazonas Images
settembre presso il Museo dell’Ara Pacis, ci presenta, in 200 scatti, immagine dei vari angoli ancora incotaminati dei cinque continenti, mettendo in luce che esistono ancora luoghi di una bellezza unica, in cui uomo e ambiente possono ancora vivere in equilibrio e armonia. Ma per quanto?

La mostra, oltre ad offrire immagini di paesaggi che la maggior parte di noi difficilmente potrà ammiare dal vivo, vuole anche attirare l'attenzione sulla necessità, non più rinviabile, di cambiare il nostro stile di vita e inziare, finalmente, a salvaguardare veramente il nostro pianeta.

Già il titolo dalla mostra dovrebbe far riflettere. Genesi, ovvero i primordi. Le foto di Salgado, scattate tra i cinque continenti, vogliono proprio darci l'idea del mondo come era, ma anche del mondo come è oggi, un modo che va amato, contemplato, conosciuto e soprattutto salvaguardato.

Penisola Antartica, 2005
 © Sebastião Salgado/Amazonas Images

Quello che per noi è un viaggio solo fotografico, per Salgado è stato un viaggio reale, un viaggio di ricerca per fermare con il suo obiettivo angoli di mondo ancora incontaminate, frammenti di una vita ancora intatta. 

Una natura che mostra anche la sua straordinaria forza, quella del ghiaccio, dell'acqua e del fuoco. L'uso del bianco e nero permette anche a Salgado si distogliere l'attenzione dal colore e spostarlo sulle forme, come ad esempio al Bryce Canyon, la Monument Valley o ancora il Grand Canyon. Straordinario anche il gioco di luci e ombre che è riuscito a catturare nel deserto algerino o in quello della Namibia.

Un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo che ci fa immaginare la vita sulla terra prima che l'uomo, con il suo egoismo, mettesse in atto un'opera troppo spesso distruttiva. Il segmenti di pianeta che ha scovato per noi Salgado sono contraddistinti da una bellezza grandiosa e da un'armonia che vede tutti gli elementi convivere in sintonia con la natura.

Lui stesso, per realizzare queste immagini si è calato in questa armonia,
Kafue National Park, Zambia, 2010
© Sebastião Salgado/Amazonas Images
vivendo nelle Galapagos a stretto contatto con alcuni animali come le tartarughe giganti, le iguana e i leoni marini. Ea ancora i grandi mammiferi africani. Animali a cui è dedicata una gran numero di fotografie, contrapposte ad altre che invece puntano l'attenzione più sui paesaggi e sull'equilibrio uomo, ambiente, animali. 


Animali che talvolta vengono avvicinati in silenzio, grazie all'uso di una mongolfiera, o colti nell'attimo... l'attimo del uccello che ha appena cattuato il suo pesce o quello del giaguaro che si avvicina furtivo al fiume per bere, ma prima alza lo sguardo furtivo verso l'obiettivo e sembra guardarci. 

Il mondo incontaminato di Salgado è anche quello delle popolazioni indigene, molte delle quali vivono ancora come i nostri progenitori, senza essere stati toccati da quel progresso di cui noi ormai sembriamo non poter più fare a meno. Sono gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana, i Pigmei delle foreste equatoriali e ancora i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica o le tribù Himba del deserto namibico fino a quelle delle più remote foreste della Nuova Guinea. 
Brasile, 2009
 © Sebastião Salgado/Amazonas Images
Foto che colgono attimi di vita,  senza che per questo la presenza di fotografo e del suo obiettivo si sia fatta sentire come qualcosa di estraneo e di invasivo. Per ottenere questo Salgado ha trascorso con ciascuno di loro diversi mesi e il risultato è ora sotto i nostri occhi: popolazioni capaci di vivere ed essere felici semplicemente vivendo in totale armonia con gli elementi, con le piante native e con gli animali selvatici.


Una mostra fotografica, ma anche un eccezionale studio di antopologia, che ci mostra anche come queste popolazioni vivano la propria sessualità, la bellezza e l'uso del loro corpo come strumento per raggiungerla.
 
La mostra è in cinque sezioni che ricalcano le zone geografiche in cui Salgado ha realizzato le fotografie: 
  • Il Pianeta Sud, 
  • I Santuari della Natura, 
  • l’Africa, 
  • Il grande Nord, 
  • l’Amazzonia e il Pantanàl
 La mostra rimarrà aperta fino al 15 settembre presso il Museo dell’Ara Pacis (Lungotevere in Augusta - Roma) tutti i giorni, dal martedì alla domenica, con orario 9-19, il giovedì orario prolungato fino alle 22, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. 

Il biglietto della mostra è di 10 euro intero e 8 ridotto, previsto un biglietto famiglia da 22 euro. Volendo c'è la possibilità di un biglietto integrato museo/mostra 16 euro intero e 12 ridotto.



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