mercoledì, maggio 08, 2013

Parco degli Acquedotti: la villa delle Vignacce


Si chiama Parco degli Acquedotti, perché il suo territorio è attraversato da sette acquedotti, ma questi non solo l'unica caratteristica del Parco, che tra l'altro è parte del più vasto parco regionale dell'Appia Antica. Tra i resti antichi anche una grande villa romana.

E' la Villa delle Vignacce, che sorge su una collinetta artificale a due passi da via Lemonia. La presenza di una villa da queste parti non è certo una cosa eccezionale. Ci troviamo infatti lungo una delle più importanti vie romane, la via Latina e a due passi dalla via Appia Antica. Due strade che in epoca romana rappresentavano la principale via di collegamento con il sud e con le zone dove si coltivano i prodotti che poi arrivavano sulle tavole di Roma. E la villa delle Vignacce aveva anche una parte agricola. La sua posizione sopraelevata, oggi appena intuibile, è legata anche motivi strategici. Questo infatti le consentiva
Resti della Villa delle Vignacce
di dominare il paesaggio ed essere in collegamento visivo con le altre grandi ville della zona, in particolare Villa dei Quintili (su via Appia Antica) e la Villa dei Settebassi (che si può vedere tra via Tuscolana e via delle Capannelle) anch'esse facenti parte del Parco dell'Appia Antica.

Vi sembrerà impossibile, ma durante il periodo in cui fuorno edificati i quartieri qui intorno, questa collinetta era una discarica di materiale edilizio. Un passato che ha in parte modificato la morfologlia del terreno.
Picnic in villa
foto Ilgatto Conglistivali
I resti che si possono vedere oggi sono per lo più facenti parte del complesso termale, ma recenti scavi archeologici hanno portato (temporaneamente) alla luce molti altri ambienti. Oggi nuovamente coperti dalla terra. Merito degli scavi è stato quello di studiare meglio il complesso e di aver consentito il ritrovamento di alcuni reperti di grande interesse, primo fra tutti una bellissima statua raffigurante Marsia, che per aver ostato sfidare Apollo, fu spellato vivo.
Rinventua anche una testa di Zeus, frammenti di colonne, resti di mosaici e fontane. Una serie ritrovamente che si aiuta anche a comprendere quanto questa dimora rurale potesse essere grandiosa.

In passato sempra da questo sito sono venute alla luce opere di grande pregio, oggi conservate ai Musei Vaticani, tra queste cui un'Afrodite, un Ganimede Chiaramonti, la Tyche di Antiochia e un colossale ritratto di Giulia Domna, moglie dell'imperatore Settimio Severo. 
 
Della villa conosciamo anche il nome del proprietario, tale Servilio Prudente,
Frammento di volta con pignatta
importante proprietario di fabbriche di laterizi che fece costruire l'edificio tra il 125 e il 130 d.C. (durante l'impero di Adriano). Osservando i resti sparsi nel parco si può notare la presenza delle pignatte: un sistema edilizio che prevedeva l'inserimento di un'anfora vuota nella volta per renerla più leggera. Di conseguenza, avendo bisogno di sopportare meno peso, era possibile avere delle mura meno massicce. L'uso delle pignatte è famoso nel Mausoleo di Sant'Elena, a Tor Pignattara. Qui le pignatte sono così imponenti da aver dato il nomer al quartiere. Decisasmente più piccole quelle della Villa delle Vignacce, ma pare che questa tecnica sia stata utilizzata qui per la prima volta.

Resti ambiente termale
La villa nel corso dei secoli ha subito molti cambiamenti. E' documentata anche una trasformazione del complesso termale in una sorta di fortino. Visto il periodo in cui ciò è avvenuto, VI secolo, non è escluso che questo possa essere messo in realazione con l'invasione barbarica del 537, quando a pochi passi da qui si accampamparono i Goti nella zona ancora oggi chiamata Campo Barbarico.

Poco lontanto dalla villa ci sono i resti di una vasta cisterna che alimentava la villa, basta un rapido colpo d'occhio per comprendere meglio quale potesse essere stata un tempo la grandezza della Villa delle Vignacce. Le dimensioni sono già di per sé notevoli, ma se alzate lo sguardo vi renderete conto che sera su due piani. 
La cisterna della villa delle Vignacce
La qualità dell'acqua era ottima in quanto non arrivata su tubature di piombo, ma direttamente dall'acquedotto con un sistema idraulico. In realtà dalla cisterna alla villa l'acqua giugneva tramite tubature, ma un percorso abbastanza breve che limitava i danni da contatto con il piombo. 


Dal film "Mamma Roma" di Pasolini
Oggi la cisterna è utilizzata come deposito di materiale frutto degli scavi archeologici, un tempo era parte il cuore del borghetto felice: il quartiere di baracche che era sorto a ridosso dell'acquedotto Felice dal secondo dopoguerra agli anni '70. Un periodo documentato anche dal cinema neorealista. Tra i tanti film girati qui ricordiamo "Mamma Roma" di Pier Paolo Pasolini con il finale che ha come quinta scenica la villa delle Vignacce e il profilo degli acquedotti. Roma è anche questo, con il Parco degli Acquedotti tutto da scoprire
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