martedì, giugno 26, 2012

In Terre di Siena anche la spada nella roccia


C'era una volta una spada nella roccia... c'era una volta, o c'è ancora?

La spada c'è, eccome, e Re Artù non c'entra nulla (forse). Per trovarla però non serve andare in Inghilterra, basta recarsi in provincia di Siena a Chiusdino e per ripercorrere le tracce di San Galgano, ovvero il proprietario della spada.

Il nostro viaggio inizia a Chiusdino, il paese, dove ancora oggi si trova la casa dove naque nel 1048, da  tempo adibita a cappellina. 

Semplice e abbastanza spoglia, come ben si addice ad un cavaliere che in un momento della sua vita abbandona la spada e le sue ricchezze per la croce e la povertà.

Sulla porta di ingresso un bassorilievo ricorda la sua conversione ad opera dell'Arcangelo Michele.

A poca distanza dalla casa sorge la chiesa di San Michele al cui interno sono conservate le reliquie del cranio di san Galgano, protette da una cancellata il cui il motivo decorativo è ancora una volta una spada.

E' arrivato il momento di lasciare Chiusdino per spostarsi in località Montesiepi nella cappella edificata su una piccola altura, nel luogo in cui il giovane Galgano si ritirò a vita da eremita e dove, nel Natale del 1080 piantò la spada nella roccia, anzi nella terra, stando a quanto dicono le fonti. Roccia o terra forse ha poca importanza, quello che conta è la spada infissa nel terreno diventa una croce. Quindi una spada che viene piantata nella roccia e non estratta, come nel mito di Artù... ma forse, visto che è arrivato dopo Galgano è possibile che questa storia abbia in qualche modo delle basi proprio qui a Chiusdino. Interessante anche la somiglianza con la storia di San Francesco, anche lui cavaliere che rinuncia alle richezze per “sorella povertà”.

Galgano morì qui il 30 novembre 1081. Il vescovo di Volterra appena quattro anni dopo fece edificare questo cappella in onore del Santo. Una curiosità: Galgano è il primo santo della storia della chiesa ad aver subito un processo di canonizzazione, prima di allora si diventava santi per acclamazione.

L'eremo di Montesiepi è un vero e proprio gioello. Dalla cupola a cerchi concentrici, agli affreschi di Ambrogio Lorenzetti della cappella laterale che raccontano la vita del Santo.

Molto discutibile la teoria che vede nella chiesa una simbologia degna di “Misteri”. 
Ad una prima occhiata la spada sembra occupare il centro della chiesa, ma non è così. Il centro è in un punto intermedio da cui si vedono i tre luoghi simbolo di Galgano: a sinistra la spada, a destra la tomba e davanti, in lontananza, il centro abitato di Chiusdino.

San Galgano è simboleggiato anche da un altro luogo, a mio parere, tra i più suggestivi della Toscana, cioè l'abbazia cistercense a lui dedicata, che ogni anno accoglie almeno 80mila visitatori.

Le mura in mattone si stagliano tra il verde dei campi e l'azzurro del cielo... un cielo che si affaccia anche tra le navate. L'abbazia infatti da secoli è priva del tetto. Ma facciamo un passo indietro, la sua edificazione durò circa sessant'anni e si conclude nel 1288 con la consacrazione dell'edificio, che rispetta le regole fissate da San Bernardo da Chiaravalle. 

La pianta a croce latina è priva di abside. E' una chiesa gotica, ma sobria. Si tratta della prima chiesa gotica di Toscana, molto simile all'abbazia di Fossanova (LT) di dimensioni però ridotte.

All'abbazia hanno lavorato maestranze pisane e senesi, il loro lavoro è riconoscibile dal diverso punto focale conferito agli archi.

Tra gli apprendisti che lavorarono alla sua costruzione, anche il quattordicenne Arnolfo di Cambio. Altra curiosità è la “firma” dello scarpellino che ha realizzato l'ultimo capitello, sul quale ha scolpito il suo ritratto.

Da qualche mese l'ingresso all'abbazia è regolato dal pagamento di un biglietto (2 € intero; 1,50 € ridotto e 6 € biglietto famiglia, due adulti e due bambini) per far fronte alle spese di manutenzione del monumento. Con l'introduzione del biglietto la visita avviene attraverso un percorso obbligato

Questa per me è la terza visita che ho fatto all'eremo di Montesiepi e all'Abbazia di San Galgano, è invece la prima volta che ho fatto il percorso completo partendo dall'abitato di Chisudino, unendo così il mio tour con un filo immaginario che unisce il luogo in cui Galgano è nato, con quello dove è morto ed è stato sepolto, e dove questi edifici ne conservano da circa mille anni la memoria.
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