venerdì, luglio 31, 2009

Sport in vacanza

Cosa cercano gli italiani in vacanza? Qualcuno semplicemente riposo e relax, altri cultura e poi, al di là se la scelta sia mare o montagna, possibilità di fare sport. Anzi, ci sono sport che sono legati proprio soprattutto al periodo di vacanza.

A fare una scelta sportiva durante le vacanze estive sono più della metà degli italiani (55%) e visto che il mare è tra le mete preferite di questa stagione, lo sport più praticato è il nuoto (60%).

Questi alcuni dei dati che emergono analizzando i risultati di un sondaggio di TripAdvisor che ha ascolato come la pensa un campione di oltre 400 turisti italiani.

Chi non nuota e preferisce tenere i piedi per terra pratica trekking e jogging che si collocano a pari merito al secondo posto (29%), si torna poi in acqua con lo snorkeling (22%), quindi tennis (18%), ciclismo (13%), pallavolo (11%), vela (10%), ginnastica e mountain biking (8%). Fanalino di coda per gli sport estremi e lo sci estivo. Il 2% degli intervistati sceglie kitesurfing e sci, mentre a praticare arrampicata e parapendio, sono meno dell'1% dei turisti.

La scelta di fare sport in vacanza spesso determina la meta delle vacanze. Ecco allora chi ama gli sport acquatici preferira decisamente la nostrana Stintino, in Sardegna, (20%) sbaragliando alcune fra le più rinomate destinazioni estere, come i Caraibi (15%), le Maldive (15%), l'Egitto e le Isole Greche (13%), le Isole Baleari (10%) e la Polinesia (9%) che ha la stessa percentuale di altre celebri destinazioni italiane come Isole Eolie, Costa Smeralda e Isola d'Elba.

Il sondaggio ha individuato anche le località meno adatte agli sport d’acquale in estate. Al primo possto troviamo Portofino (10%), seguita da Trieste ed Alassio (8%), Sabaudia (7%) e Forte dei Marmi (5%).

Dall'acqua alla terra troviamo le Dolomiti come regno incontrastato (45%) per praticare trekking, arrampicata, parapendio e molti altri dei principali sport terrestri. Seguono Corvara (34%), Folgaria (18%), la Val di Fiemme in Trentino Alto Adige (16%) ed il Monte Bianco (15%). La locliatà meno adatta è invece la Sila (33%), seguita dalla catena delle Madonie, in Sicilia (24%), al Monte Argentario, in Toscana (15%).
Ma ad essere bocciati sono gli hotel italiani che secondo il sondaggio non sono in grado di offrire servizi adeguato al turismo sportivo e non reggono il confronto con gli standard europei.

venerdì, luglio 24, 2009

Viaggio in USA: New York City

19 - 21 agosto 2005


Il nostro viaggio americano si è concluso a New York dove ci siamo ricongiunti con le quattro serapaste. Un ricongiungimento per modo di dire... NY è grande (per fortuna) e non siamo state costrette a vederci più del necessario.


La nostra prima serata nella Grande Mela ci ha portato a scoprire la NY by night con un cicerone d'eccezione, un amico di una delle ragazze del gruppo che vive qui e che ci ha raggiunto al pub irlandese dove abbiamo cenato con sottofondo di musica dal vivo per farci da guida fino a Time Square e Rockfeller Center.


La mattina seguenti ci siamo divisi per scoprire la città ognuno a modo suo. Chi dal tetto di un bus turistico (46$) stop and go, chi attraverso le luccicanti luci delle vetrine respirando l’aria newyorchese attraverso lo shopping. NY in tempo di saldi, in effetti, offre molte occasioni. E ancora l’immancabile giro a Central Park, il ponte di Brooklyn, Ground Zero, un occhiata da lontando alla Statua della Libertà.

Troppo poco tempo per vivere New York, questo è stato solo un assaggio... nel Grande Mela voglio tornare il prima possibile... anzi alla fine di questo viaggio gli USA mi avevano talmente affasciato che avevo deciso di tornare... avevo anche deciso dove e quando: a Natale a New Orleans... ma a pochi giorni dal mio rientro in Italia New Orleans fu investita dall'uragano Katrina, uno dei più devastanti della storia degli USA... e così ho dovuto cambiare programma.
Il mio secondo viaggio negli USA è solo rimandato...

giovedì, luglio 23, 2009

Henry David Thoreau

Chi cammina solo può partire oggi, ma chi viaggia in compagnia deve attendere finchè l'altro non è pronto

sabato, luglio 18, 2009

Bandiera americana

La bandiera a stelle e strisce, o meglio "Stars and Stripes", è forse la più nota al mondo, eppure molti dimenticano che quelle stelle e quelle strisce raccontano intere pagine della storia degli Stati Uniti.


Ma andiamo per ordine. Attualmente la bandiera è formata da tredici strisce orizzontali rosse e bianche alternate e un rettangolo blu con 50 stelle bianche a cinque punte disposte su 9 file alternate di 6 e 5 stelle.

Le strisce, che dall'alto inziano con il colore rosso, rappresentano le prime 13 colonie che diedero vita agli Stati Uniti.

Era il 3 settembre 1777, durante la guerra di indipendenza, che la ha "Stars and Stripes" sventolò in battaglia per la prima volta. Lo storico evento avvenne a Cooch's Bridge, nel Maryland.

Dalla sua nascita ha subito molti cambiamenti. In origine aveva tredici stelle (disposte in cerchio) e 13 strisce. Con l'aggiunta di nuovi Stati all'Unione aumentò il numero di stelle, ma non quello di strisce. Anche se esiste una versione a 15 stelle e 15 strisce.

Le modifiche alla bandiera vengono ufficializzate sempre a Filadelfia nella giornata del 4 luglio, festa nazionale. La vecchia bandiera viene bruciata nel corso di una semplice cerimonia e viene poi issata la nuova.

L'ultimo cambiamento risale al 1960 quando le Isole Hawaii divennero il 50esimo stato dell'Unione. Quello che non cambia è il significato che la bandiera ha per gli statunitensi: rappresenta le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione degli Stati Uniti e dalla "Carta dei diritti".

Sulle origini della bandiera Usa che una storia che ha al suo interno un pizzico di leggenda. Quella della prima bandiera che Betsy Ross: cucì interamente a mano su incarico di George Washington. Betsy però pare che abbia cambiato le stelle da 6 a 5 punte.

Quanto ai colori, il bianco rappresenta la purezza libertà e uguaglianza, il rosso il valore, il coraggio e il sangue dei caduti;il blu è simbolo di vigilanza, perseveranza e giustizia. Secondo la leggenda, invece per George Washington le stelle erano prese dal cielo, il rosso dai colori inglesi e le strisce bianche significavano l'indipendenza dalla Gran Bretagna.

Dello storico vessillo non c'è più traccia, ma la casa di Betsy Ross è ancora esistente e visitabile. Si trova in Pennsylvania, al 239 di Arch Street, a Philadelphia. L'ingresso costa 2 dollari ed è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00.

Il significato di una bandiera può essere anche dietro una foto, come quella scattata nel 1954 a Iwo Jima e utilizzata per risollevare il molare dei soldiati americani impegnati nelle Seconda Guerra Mondiale. Un episodio raccontato splendidamente da Clint Eastwood nei film Flags of Our Father e Lettere da Iwo Jima, nei quali nostra le due facce di una stessa battaglia, dal punto di vista dei soldati Usa e dei soldati giapponesi.

La bandiera americana è stata esposta in tutto il mondo... la prima volta che venne issata al di fuori degli Stati Uniti fu nel 1806 sopra Fort Derne, sulle spiagge di Tripoli, in Libia.

Nel 1909 Robert Peary piantò la bandiera al Polo Nord una bandiera cucita per l'occasione dalla moglie. Nel 1963 sventolò nel punto più alto del pianeta, la cima del Monte Everest, dove fu portata da Barry Bishop. Ma la bandiera più famosa è quella che Neil Armstrong e Buzz Aldrin, dopo aver compiuto lo storico passo per l'umanità, piantarono sulla superfice lunare nel luglio del 1969.

giovedì, luglio 16, 2009

Viaggio in USA: Salt Lake City

17-18 agosto 2005

Il 17 agosto abbiamo lasciato il parco di Yellowstone e siamo partiti alla volta di Salt Lake City... dopo tanti parchi entrare in una città ci è sembrato veramente difficile. Dall'autostrada non capivamo neppure quale uscita prendere. Le vie infatti sono quasi tutte numeriche, numeri seguiti da un punto cardinale. per orientarsi il trucco è conoscere il criterio, cosa che noi abbiamo imparato solo dopo. A complicare le cose il fatto che a non tutte le vie corrisponda un’uscita. Insomma la soluzione migliore è stata quella di prendere un'uscita “a caso” per poter chiedere al primo passante "per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?". Alla fine abbiamo capito che era più semplice di quello che ci sembrava.
U
n giorno e mezzo a Salt Lake City è veramente tanto, la città non offre molto, a parte un veloce giro della città con visita alla zona del Tempio mormone. Qui siamo rimasti stupidi dal gran numero di coppie di sposi che si fanno fotografare in equilibrio sulla fontana.

Un gruppo
formato da così tante donne che cosa poteva fare? Ovviamente fare commenti sulla sposa e soprattutto sul vestito! Ci siamo anche chiesti se per caso si trattasse di un giorno speciale (è un giovedì) o se fosse una cosa normale. Abbiamo poi saputo che le coppie qui a SLC si sposano tutti i giorni, tranne la domenica e il lunedì.

Nel Tempio non si può entrare, ma abbiamo gironzolato per il giardino curatissimo, poi abbiamo contattato una guida per una visita gratuita in italiano (è possibile averne in ben 30 lingue!). La visita è gratuita perché a SLC sono presenti molte missionarie
mormoni che per 18 mesi prestano opera di volontariato e poi fanno ritorno nel loro Paese. Abbiamo conosciuto anche una missionaria italiana, ma a farci da visita è stata una ragazza americana. La visita è stata piuttosto interessante anche perché, pur non condividendo la religione, aiuta a comprendere lo spirito religioso della città e la sua storia. Lasciato il Tempio volevamo salire sul tetto-giardino dell’edificio di fronte, ma l’accesso è consentito solo nell’ambito di una visita guidata, questa volta solo in inglese. Abbiamo iniziato la vista dell’edificio con l’Auditorium (che ci hanno mostrato tre volte, una per piano), poi le sale, i quadri, le sculture... insomma quando finalmente siamo arrivati sul tetto non ne potevamo più e siamo andati via.
Per riprenderci ci voleva del sano shopping! Pranzo veloce ad un fast food, poi siamo entrati nei due centri commerciali che si trovano in Main Street: una delusione, vendono roba orrenda e del tutto fuori moda. Per recuperare siamo andate verso il Gallivan Center dove abbiamo trovato negozi alla moda e fatto acquisti convenienti.

martedì, luglio 14, 2009

Viaggio in USA: Yellowstone

14-16 agosto 2005

Finamente Yellowstone. Un viaggio di trasferimento molto lungo, anche perché Yellowstone rappresenta il punto più a nord del nostro viaggio on the road. Il viaggio si è concluso a NY, ma nella Grande Mela siamo giunti in aereo... quindi non conta.

Nel parco siamo arrivati dall’entrata Ovest e la prima tappa è stata al West Village. Un po' per sgranchirci le gambe, un po' per gironzolare tra i negozietti. Se tra vetrine e scaffale vi aspettate di trovare Yogi e Bu Bu rimarrete delusi. Dei simpatici orsi che nella nostra infanzia erano il simbolo stesso di Yellowstone non c'è traccia. Anche se a dire il vero il parco nel quale sono collocati in realtà sarebbe quello di Jellystone, un parco di fantasia che si ispira a Yellowstone.

Qui la natura si presenta in tutta la sua potenza, una natura che sa stupire come la puntualità con cui Old Faithful il più celebre dei circa 300 geyser che a intervalli regolari spara in aria il suo getto di acqua calda.
Questo parco, il più antico degli USA, è molto amato dai motociclisti. Come non lasciarsi tentare da una fota in sella ad una mitica Harley Davison? Una ragazza non ha resistino, ma la foto ha avuto un epilogo poco piacevole, nello scendere con una gamba ha sfiorato la marmitta calda e si è bruciata. Dopo le cure del caso, con tanto di visita medica e ricerca della pomata al supermercato, abbiamo proseguito la visita del parco seguendo la strada verso West Thumb, costeggiamo poi il lago, lo Yellowstone River, quindi abbiamo girato verso Norris e da qui verso Nord per raggiungere Gardiner, dove ci attendeva un Super 8 per tre notti. Prima però è stato un susseguirsi di incontri ravvicinati con animali: alci, bufali, cervi.

La mattina ci siamo divisi in due gruppi, alcuni hanno preferito fare rafting altri una cavalcata nel parco.
Io ho scelto il cavallo, una passeggiata in compagnia di un cowboy durata oltre 2 ore e mezzo, che hanno messo a dura prova le nostre gambe... e non solo. Comunque una passeggiata bellissima, che ci permesso anche di incontrare un lupo.
Tutti indolenziti a fine cavalcata ci siamo dedicati alla visita delle Mammoth Hot Spring.
L’altro gruppo invece ha fatto l’escursione lungo il Grand Canyon di Yellowstone e nella zona del lago.

Un giro che noi abbiamo fatto il giorno seguente con una bella escursione che ci ha portati fino al Natural Bridge. Molto carino e suggestivo, ma attenzione... il cartello di inizio sentiero dice ¼ di miglio ma in realtà è molto più lontano, sono almeno 30-40 minuti di cammino.
Il parco di Yellowston si estende su tre stati: Wyoming, Montana e Idaho, e prende il nome dal fiume e dal lago omonimi. Lo Yellowstone è solo uno dei tanti corsi d'acqua che attraversano il Parco. Yellowstone è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1872 e dal 1978 è tra i Patrimoni dell'Umanità Unesco.

domenica, luglio 05, 2009

La Statua della Libertà riapre al pubblico


E' stato un giorno dell'Indipendenza molto significativo quello che si è celebrato a New York lo scorso 4 luglio. Un giorno nel quale la città si è scrollata di dosso una delle paure del dopo 11 settembre. E' stato infatti riaperto al pubblico l'accesso alla corona della Statua della Libertà, una riapertura che segue di qualche anno quella del piedistallo e del ponte d'osservazione, entrambi esterni alla statua. A salire i 168 gradini che permettono di accedere al "cuore" e alla "testa" del monumento solo 30 visitatori l'ora.

A dare il via agli ingressi il sindaco di New York, Michael Bloomberg, il vice segretario alla sicurezza interna, Jane Holl Lute e il governatore dello Stato, David Paterson, il quale ha detto che "Questa statua rappresenta la speranza. Ha resistito alle guerre e agli attentati dell'11 settembre. Esprime la fiducia della gente in un futuro migliore"

Per ammirare il panorama di New York da questa posizione privilegiata non basterà mettersi in coda per assicurarsi il biglietto. L'accesso a Lady Liberty dipende da un'altra figura femminile... la dea bendata. Già perché saranno solo i fortunati estratti a sorte che avranno diritto ad accedere.

E tra due anni l'accesso verrà chiuso nuovamente per consentire una serie di lavori necessari ad aumentare il livello di sicurezza.



sabato, luglio 04, 2009

Viaggio in USA: Cambio di programma

12- 13 agosto

Meglio soli che male accompagnati. Un proverbio che cela tanta saggezza.


Nel caso specifico ad accompagnarci male è stata una ragazza, che per tutto il viaggio ha tentato di comandare sugli altri e portarli a fare quello che diceva lei, cioè lasciare i parchi per dedicarsi alle città. Una mente perfida e diabolica che l'ha portata a creare tensioni continue nel gruppo seminando zizzania, parlando male e dando la colpa di tutto a me. Io, forse un po' ingenua e fiduciosa delle persone, me ne sono accorta troppo tardi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e metterla allo scoperto è stata la sera del Bryce Canyon. E' ripartita portandosi dietro le altre macchine e fregandosene del fatto che la mia fosse rimasta indietro e come se ciò non bastasse ha condotto parte del gruppo nel motel sbagliato... nella città sbagliata, aiutata anche dal silenzio dei cellulari.

Quando finalmente siamo tornati in contatto ci hanno raggiunto, ma era piena notte. Un episodio che ha creato molto malcontento, ma la sua manovra di far apparire me come resposabile non è servita a molto. La mattina seguente abbiamo parlato tutti a lungo e siamo giunti ad una decisione condivisa. Lei e altre 3 ci avrebbero lasciato per raggiungere New York, noi invece abbiamo deciso di annullare le tappe in programma e puntare direttamente verso Yellowstone per dedicare il giusto tempo alla visita di questo parco.


E' stata la scelta migliore. Lasciate le quattro separatiste a Salt Lake City il viaggio è andato avanti alla grande in piena armonia

venerdì, luglio 03, 2009

Viaggio in USA: Bryce Canyon

12 agosto 2005
Giornata cruciale per il viaggio... cruciale ma anche un punto di svolta.
Al nostro risveglio a Page alcune ragazze, le stesse che sono giorni che rompono le scatole, avevano deciso di fermarsi a Page e mandare a monte l'itinerario in programma. Un idea all'insegna del relax sul lago.. In realtà il loro obiettivo era quello da tempo.... ne avevano le scatole piene dei parchi e volevano fermarsi nelle città. Perché allora scegliere un viaggio nei parchi? Questo non lo capirò mai.
Per raggiungere il loro obiettivo hanno tenato di convincere altre persone e ci erano quasi riuscite, ma la sorte giocava contro di loro.

Fermarsi a Page infatti non si è rivelato possibile perché era tutto prenotato. Loro malgrado hanno dovuto adeguarsi al programma prestabilito e proseguire verso il Bryce Canyon, ma con il "muso" e un atteggiamento da boicottaggio.

La prima cosa da dire è che il Bryce Canyon, nonostante il nome, non è un canyon. Questo splendido Parco nazionale, celebre per i suoi pinnacoli, è più che altro un enorme anfiteatro erosivo, il tutto creato dal lavoro paziente dei acqua, vento e ghiaccio.

Il Bryce Canyon, esteso oper circa 145 km², ha un'altitudine che varia tra 2400 m e 2700 m ed è caratterizzato dalla straordinaria colorazione delle rocce, con sfumature che vanno dal rosso, all'arancio al bianco. Un panorama splendido, offuscato però, ancora una volta dalla pioggia che ci ha costretto ad una visita frettolosa.
Una curiosità: il nome deriva da quello di Ebenezer Bryce, che si stabilì qui con la sua famiglia nel 1880. Se a noi questo oggi sembra un posto fantastico, per Bryce altro non era che "il posto peggiore dove perdere una mucca".

Non era passato ancora mezzo secolo da questo insediamento che l'area venne proclamata prima monumento nazionale (1924) poi Parco nazionale (1928).

giovedì, luglio 02, 2009

Viaggio negli USA: Mesa Verde


11 agosto 2005

Lasciato il Canyon de Chelly ci siamo diretti alla Mesa Verde. Dall'Ariziona passiamo quindi in Colorado, ma i confini sono solo amministrativi... dal punto di vista culturale i legami sono fortissimi. Anche qui è possibile trovarsi a tu per tu con dei resti antichi, entrambi realizzati dalla stessa popolazione. La scoperta di questo sito si deve agli esploratori spagnoli che si imbatterono nella Mesa Verde durante una spedizione alla ricerca di una pista tra Santa Fe e la California. Qullo che li colpì furono i suoi tavolati ricoperti di alberi e da qui il nome. Le rientranze della roccia però continuarono a nascondere i villaggi abbandonati e la loro scoprta avvenne più tardi, nel 1873 alcuni cacciatori riferirono di aver visto i ruderi, che furono fotografati per la priva volta nel 1874 dal fotografo W. H. Jackson. Poi arrivarono le prime pubblicazioni, i primi studi e l'interesse crebbe. La Mesa Verde è Parco Nazionale dal 1906 ed è stato il secondo parco americano ad entrare nella lista dei Patrimoni dell'Umanità Unesco.


A differenza del Canyon de Chelly però questa volta non li abbiamo visti da lontano, ma li abbiamo praticamente toccati.

Si tratta di villaggi costruiti all'interno di rientranze della roccia, denominati cliff - dwellings. All'interno del parco nazionale di Mesa verde sono presenti circa 600 cliff dwellings, il più noto e il più grande è quello noto con il nome di Cliff palace

Bella anche la visita alla Mesa Verde, ma avrebbe meritato sicuramente più tempo, ma avevamo ancora l’incognita del pernottamento di questa notte. Con il cambio di programma avevamo disdetto la vecchia prenotazione, ma non eravamo riusciti a fare la nuova prenotazione.

Una ricerca che si è rivelata molto difficile, in questi giorni è tutto NO VACANCY. Abbiamo rischiato di dormire in macchina ma alla fine, in piena notte siamo arrivati a Page ed abbiamo trovare posto al Lake Powell Resort, un posto delizioso sul lago.

mercoledì, luglio 01, 2009

Viaggio in USA: Canyon da Chelly

11-12 agosto 2005

Un viaggio nel Far West non poteva dirsi completo se non includeva anche gli indiani. Tutto questo in Arizona, nel Canyon da Chelly. Qui siamo in piena riserva navajo e l'orologio deve fare i conti non solo con i fusi orari, che negli USA variano di zona in zona, ma anche sull'orario navajo, in vigore solo all'interno della riserva.
Siamo infatti giunti in terra navajo, gli indiani di Tex per capirci, ma anche la popolazione nativa americana più consistente.


Se credete che negli USA tutto è moderno e che non ci siano segni del passato di questa terra sbagliata... qualcosa di antico si trova. Resti che appartengono alla storia dei nativi americani, gli indiani appunto. Un esempio lo troviamo proprio nel Canyon de Chelly abitato dal 300 al 1300 circa. I resti situati nella Grotta delle Mummie furono realizzati nel 1280. dalla popolazione proveniente dalla Mesa Verde. Fu solo nel solo nel 1882 che una spedizione archeologica giunse in quest'area e scoprì l'antico sito.

Qui domina il panorama desertico, caratterizzato dalle alte e maestose pareti pareti rosse rocciose del canyon, ma lungo il fiume le condizioni ambientali consentono la presenza di macchie verdi, alberi come pioppi e querce, ma soprattutto zone coltivate, perché non bisogna dimenticarlo i navajo sono un popolo di agricoltori.

Qui il tempo e l'acqua ha agito per secoli, lavorando pian piano e disegnando un canyon con pareti che vanno dai 9 ai 300 metri.

Potrei dire che questo è il posto più bello che ho visto nel mio viaggio, ma mi limiterò a dire che uno tra i più belli e suggestivi. Forse perché ha un qualcosa di magnetico, di magico che negli altri parchi non ho trovato. Ognuno comunque ha la sua caratteristica che lo fa inserire tra le località più belle. La caratteristica del Canyon de Chelly forse è dato alla Spider Rock, alta circa 250 metri dove, secondo una leggenda navajo, visse la Donna Ragno.

Dopo aver pronunciato male il nome di questo posto ho poi scoperto che si pronuncia "Canyon de Shay", che poi siginfica semplicemente Canyon roccioso.

Al Canyon da Chelly avremmo voluto trascorrere due notti, ma studiando bene i percorsi abbiamo pensato che forse si poteva recuperare il Bryce Canyon, perso per la pioggia.

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