lunedì, luglio 21, 2008

Viaggio in Siria: 29/12/2007 Palmira

Palmira

Solo due ore di luce per vedere Palmira, Patrimonio dell'Umanità che domina una grande oasi in pieno deserto... due ore ore sono veramente poche, ma è inverno e fa buio presto.

A Palmira siamo arrivati alle 14,30 circa ed abbiamo cercato di sfruttare al meglio il poco tempo che avevamo a disposizione.


Il suo nome significa palma

Palmira sorge in un'oasi e questo lo porta scritto nel nome, che tanto in greco (Παλμυρα), quanto in armaico (Tadmor), significa palma.


Di Palmira, o meglio di Tadmor, parla anche la Bibbia che la descrive come una città del deserto fortificata da Salomone. 

Una storia antica quella di Palmira, documentata già nel secondo millennio a.C. quando era una città commerciale che univa la Mesopotania e la Siria Settentrionale. 

Visse un periodo di abbandono poi tornò a fiorire nel I secolo quando i romani ne fecero una colonia romana. Il suo nome è legato alla regina Zenobia che ai romani osò ribellarsi, Una ribellione che le costò la prigionia e l'affronto di essere esposta legata da catene d'oro.
La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di visitare il tempio di Bel (150 £S), ed evitato il museo che comunque, dalla guida, pare non sia di grande interesse.


Il tetrapilo, simbolo di Palmira
Spettacolare anche il monumento più celebre di Palmira, il tetrapilo costituito da quattro piedistalli che reggono quattro colonne in granito rosa egiziano.


L'alba sull'antica Palmira
Al tramonto siamo saliti al castello per vedere Palmira dall'alto, ma era ormai buio. Un vero peccato, decidiano allora di rinunciare tutti a qualche ora di sonno e di tornare qui l'indomani mattina all'alba, per vedere il sorgere del sole. Uno spettacolo straordinario che questa foto può solo far intuire. Tanto suggestivo però quanto freddo!


Prima di cena ho svaligiato una banca... si, ma legalmente. La Lonley Planet diceva che la CBS era aperta fino alle 20, ma noi l'abbiamo trovata chiusa. All'interno però c'erano ancora degli impiegati. Non so come abbiamo fatto, ma siamo riusciti a convincerli ad aprirci e cambiarci i soldi. 
Noi eravamo un bel gruppetto, le casse della banca non troppo fornite e così... ci siamo portati via tutte le lire siriane che avevano in cassa.
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