domenica, dicembre 31, 2006

Il Sinai di Davide (4): Dahab

Lasciando il monastero e dopo aver pranzato, ci dirigiamo verso Dahab, conosciuta anche come “Koh Samui” del Mar Rosso. Dahab, che in arabo significa “oro”, è situata tra Sharm el Sheikh e Nuwayba.

Questa deliziosa cittadina è la località prediletta dei subacquei e da tutti coloro che amano immergersi in un’atmosfera intrisa di cultura beduina, semplice e rilassante. Un vero rifugio hippy, a detta dei nostalgici.

Qui si sono incontrati la cultura degli anni ’70 del Novecento e il modo di vivere dei beduini. Attenzione, a Dahab l’acqua non è potabile e pare che ogni anno provochi nuovi casi di epatite, è perciò consigliabile bere acqua in bottiglie chiuse.

Ci fermiamo un paio di orette per rilassarci e per fare un po’ di shopping , naturalmente, qui i prezzi sono più bassi che a Na’ama Bay. Lungo la passeggiata, chiamata Assalah, si susseguono ristoranti in stile beduino, centri sub e spiagge, dove chi è stanco di oziare nei bar all’aperto sulla spiaggia può praticare un’ampia varietà di attività, acquatiche e a terra.

Dopo una giornata intera di escursione, un po’ stanchi, ritorniamo al nostro villaggio per riposare e per prepararci, per l’indomani mattina, per un’altra emozionante visita, non prima però di aver fatto un girettino all’Hold Market di Sharm vecchia, per raggiungere il quale occorrono solo 10 minuti di cammino dal nostro villaggio…

Eccomi qui.
Questa volta nelle vesti di hippy, un tipo umano a rischio estinzione che fino ad alcuni anni fa a Dahab sopravviveva senza problemi.
Durante il mio primo viaggi in Egitto di hippy qui ne ho visti molti, ma ad essere hippy era tutta l'atmosfera di questa cittadina a pochi chilometri da Sharm el Sheik, ma che sembra lontana anni luce.

Una distanza che con il tempo si è andata assottigliando... Dahab, assomiglia sempre meno a Dahab e sempre più a Sharm. I locali hippy stanno lasciando il posto a quelli più eleganti, forse anche perché di hippy qui se ne vedono sempre meno.

I ristoranti dove si mangiava seduti in terra stanno mettendo tavoli e sedie e i prezzi, anche se più bassi di quelli di Sharm, stanno salendo.

Da non perdere i negozietti di abbigliamento sul lungomare... vi troverete capi molto originali e che sicuramente a Sharm non vendono.

Leggi anche:La prima parte del diario di Davide
Il primo approccio con il Mar Rosso
Il monastero di Santa Caterina
e non dimenticare di vedere altre immagini del suo viaggio

sabato, dicembre 30, 2006

Canto Navajo


Il Sinai di Davide (3): visita al Monastero di Santa Caterina

La vera escursione inizia decisamente con la prima escursione al monastero di Santa Caterina e il monte Sinai. Partiamo verso le 6,00 di mattina e, dopo aver passato vari posti di blocco, prendiamo la strada, circondata dal deserto, da cui si può ammirare un panorama da togliere il fiato!Per arrivare al monastero, da Sharm, occorrono 2 ore e mezzo di viaggio…

Compreso tra i contrafforti delle aree protette di Nabq e Ras Abu Gallum e lo uadì Fayran, questo territorio, di 4.300 kmq di alte montagne, comprende il monastero cristiano di Santa Caterina, il picco roccioso del santissimo monte Sinai, la montagna più alta dell’Egitto, il monte di Santa Caterina e il protettorato di Santa Caterina, inaugurato nel 1996.

Il monastero è un convento greco-ortodosso fondato nel IV secolo e ha una doppia particolarità: è la più piccola diocesi e il più antico monastero ancora attivo. L’imperatrice Elena, moglie di Costantino, ordinò, nel 337 a.C., la costruzione di una cappella nel punto in cui, secondo la tradizione biblica, a Mosè era apparso il roveto ardente (l’albero che miracolosamente si incendiava ma non si consumava).

Nel VII secolo, il profeta Maometto stesso avrebbe garantito la protezione del centro religioso. Con il passare del tempo le guardie si convertirono, a poco a poco, all’islam e i monaci si fecero sempre meno numerosi, finché, si racconta, nell’VIII secolo, venne scoperto il corpo intatto di Santa Caterina d’Alessandria, martirizzata nel 395 a:C.; le spoglie della Santa sarebbero state deposte dagli angeli sulla vetta del monte che oggi porta il suo nome.

Anche l’impero ottomano scelse di proteggere il monastero, esattamente come fece Napoleone Bonaparte. Divenuto una struttura religiosa autonoma, oggi il monastero accoglie 22 monaci sotto l’autorità di un arcivescovo e di un consiglio. Eretta a 1.570 metri di altezza, al centro di una stretta valle dominata da cime vertiginose, questa fortezza dalle mura imponenti alte 10-15 metri e larghe 2-3, si rivela di primo acchito misteriosa, se non addirittura angosciante quando cala l’oscurità.

Vista l’affluenza di visitatori, oggi i monaci hanno limitato
l’accesso alla chiesa principale, eretta intorno al punto dove sarebbe apparso il roveto ardente (foto a destra), e al pozzo di Mosè (in cui, miracolosamente, ancora oggi c’è acqua), escludendo dalla visita il tesoro, il museo, la biblioteca e i refettori.

All’interno delle mura è inoltre presente l’ossario, dove sono lugubremente custodite le ossa e i teschi dei monaci deceduti, oltre alla reliquia di Santo Stefano, protetta da una teca in vetro.

La particolarità di questo monastero, che lo rende unico al mondo, è vedere un campanile sovrastare in altezza una torre del muezzin. All’interno delle mura, infatti, oltre al monastero ortodosso, si trova una moschea, fatta costruire dai monaci per impedire la demolizione di tutto il monastero, ordinata dall’imperatore Costantino, che voleva la distruzione di tutti i luoghi di culto cristiani. In questo modo, infatti, il monastero di Santa Caterina era diventato un luogo di culto non soltanto cristiano ma anche musulmano.

Luogo santo tanto per gli ebrei quanto per i cristiani e i musulmani, il monte Sinai sarebbe stato scalato dal primo profeta, Mosè, che qui avrebbe ricevuto le tavole della legge (i dieci comandamenti).

Gli archeologi si chiedono ancora se il monte Sinai corrisponde al monte Haub della Bibbia.

Il paesaggio è molto particolare, specialmente se si percorre il tragitto a dorso di dromedario…

Ed ora è il mio turno di prendere la parola.

Due volte sono stata in Egitto e due volte sono venuta al Monastero di Santa Caterina. La prima volta ci ho addirittura dormito.

L'idea era quella di salire sulla vetta e aspettare l'alba, ma eravamo tutti molto stanchi. Il nostro viaggio era inziato al Cairo, ci aveva portato in pulmino fino ad Assuan seguendo il Nilo, poi in aereo fino ad Abu Simbel, di nuovo in pulmino fino ad Hurgada, quindi verso nord. Avevamo infine attraversato il Canale di Suez ed eravamo entrati nella penisala del Sinai. Stanchezza comune, accordo comune: abbiamo così deciso di vedere il tramonto, per poi ridiscendere, cenare e dormire tutta la notte.

Questo ci ha spinti ad una scelta quasi obbligata. Salire sulla cima seguendo la strada che si inerpica sulla montagna, lungo un numero non ben precisato di gradini scavati nel granito, ma che si aggira tra i 3500 e i 4000... comunque tanti. La salita è stata molto faticosa e qualcuno si è pentito di non aver approfittato, quando possibile, di un passaggio in groppa ad un dromedario. Alcuni dei ragazzi del gruppo, infatti, chi all’inizio, chi a metà strada, hanno deciso di rinunciare e tornare al monastero senza aver raggiunto la meta.


Si, la salita è stata molto dura, ma siamo stati ripagati da uno splendido panorama… anche se l’alba pare si meglio, non ci siamo lamentati dei colori che ci ha offerto il tramonto.

Ci siamo però chiesti come abbia fatto Mosè a ridiscendere da questa montagna portando con sè, per ben due volte, le celebri tavole della legge, che come si sa, erano scolpite nella pietra e dunque non certo leggere!

Per scendere abbiamo percorso al via dei cammellieri, più lunga, ma molto meno ripida.

Generalmente il percorso viene fatto al contrario, ma pensare di scendere da quei gradini di granito con il buio era impossibile e di fare la stessa strada, andata e ritorno, non ci andava.

La seconda volta che sono stata a Santa Caterina, ho fatto come Davide: un'escursione di un giorno da Sharm.

Viste le condizioni salire in vetta era impensabile, anche perché era luglio, era giorno e faceva un caldo che scioglieva le pietre.

Insomma, se voglio vedere questa famosa alba dal monte Sinai, da queste parti dovrò tornarci prima o poi.


Leggi anche:
La prima parte del diario di Davide
Il primo approccio con il Mar Rosso
e non dimenticare di vedere altre immagini del suo viaggio

continua

venerdì, dicembre 29, 2006

Il Sinai di Davide (2): primo approccio con il Mar Rosso


La navetta, dall’aeroporto, ci porta direttamente al villaggio, che si trova a Sharm el Sheikh, più precisamente a Sharm el Maya Bay (la baia dell’acqua tranquilla).

La mattina seguente, appena svegli ed incuriositi, andiamo subito a dare un’occhiata al mare e a vedere l’alba, di cui abbiamo sempre sentito parlare…I primi due giorni sono dedicati esclusivamente al puro riposo e alle innumerevoli camminate sulla baia…

E’ tutto molto rilassante, soprattutto pensando al freddo che c’è in Italia… Qui verso le 13,00, la temperatura è di 29°… che spettacolo!!!

Qui lo snorkelling è d’obbligo, ma non sapendo

nuotare molto bene, decidiamo di prendere una barca con il fondo in vetro… ci godiamo così una spettacolare visione subacquea della barriera corallina, con le sue decine di costruzioni di corallo popolate da vivaci pesci colorati.

Il mare sotto di noi è di un incredibile azzurro senza fine, intenso e luminoso, con una barriera corallina incontaminata, animata da migliaia di pesci…



Ora tocca a me.
Io al contrario di Davide
adoro nuotare e armata di maschera e pinne ho trascorso ore in acqua, tanto che a volte ho pensato che mi spuntassero le branchie o la coda da sirena.

Lo spettacolo che può offrire la barriera corallina è incredibile e raggiunge il massimo splendore al Ras Mohamed National Park, che ho visitato entrambe le volte, le sue spiaggie, le sue baie, ma soprattutto i suoi fondali.

Sulla spiaggia si trovano conchiglie e coralli, che devono però rimanere dove sono! Tra le cose particolari di questo Parco, anche un lago salato pieno di mangrovie.

C' è solo una cosa veramente brutta al Ras Mohamed: l'entrata... vista in foto sembra quasi carina, ma è tutto cemento.

Un "cancello" nel deserto dove i turisti non mancano di farsi fotografare.

Io lo avrei evitato volentieri, ma una signora tedesca che era con me in pulmino ha tanto insistito ed io, per non farla rimanere male, mi sono fatta la fatidica foto.

Il risultato è stato peggiore del previsto. Una foto orrenda, ma si trattava di una foto vera, non digitale, così con immenso piacere l'ho strappata in mille pezzi e buttata nel cestino. Un piacere simile, le foto digitali non lo danno di certo.

Per un viaggio virtuale in questo spettacolo della natura visitate il sito ufficiale del parco.

Hai letto la prima parte del diario di Davide?
Per vedere altre immagini del suo viaggio
Continua

giovedì, dicembre 28, 2006

Cambiamenti Climatici

Il mare inghiotte la prima isola abitatata


Fino a a pochi giorni fa l’isola di Lohachara era solo un puntino sulla carta della geografica, a largo della Baia del Bengala, nel delta del Gange-Brahmaputra. Ora ha conquistato, suo malgrado, un capitolo importante nella storia del Pianeta. Lohachara è, infatti, la prima isola abitata ad essere cancellata dall’innalzamento del livello del mare, dovuto ai cambiamenti climatici. A farne le spese i suoi diecimila abitanti che sono veramente vittime innocenti. Certamente loro hanno poco a che fare con l’eccesso di gas serra, alla base del fenomeno.

Sinora si prev
edeva che sarebbero state le isole Carteret al largo di Papua New Guinea le prime abitate a scomparire, ma Lohachara è stata inghiottita dal mare più in fretta del previsto.

Prima di Lohachara altri isolotti avevano fatto la st
essa fina, ma si trattava di terre disabitate. Dopo Lohachara, non serve essere indovini per dirlo, altre isole, purtroppo, faranno la stessa fine.

Presto potrebbe toccare alla vicina isola di Ghoramara, anch’essa abitata
e già sommersa per i due terzi. Gli abitanti di Lohachara e di Ghoramara hanno per ora trovato riparo a Sagar, ma fino a quando? Anche quest’isola sta facendo i conti con l’avanzata del mare che le ha già sottratto 3.000 ettari di superficie.

Nell’Oceano Indiano il livello dell‘acqua sta salendo con una media superiore ai 3 millimetri all‘anno. A rischio una dozzina di isole, circa 70mila abitanti e 400 tigri, che potrebbero presto essere spazzate via dal mare, condannandole, prima del previsto, all’estinzione.
Non c’è modo per fermare le onde che si fanno ogni giorno più vicine e minacciose. Nelle isole Tuvalu, tra le Fiji e la Micronesia, sono in dodicimila gli abitanti pronti a fuggire nella vicina Nuova Zelanda

Una spada di Damocle che ha spinto gli abitanti di 40 paesi ad unirsi in un cartello
l'Aosis (Alliance of Small Island States) nella speranza di riuscire a difendere il clima e la loro sopravvivenza.

Non c’è modo per fermare le onde, ma qualcuno ci prova, come alle Hawaii dove si tenta di salvare le isole più turistiche con muri o con dei ripascimenti a danno di quelle meno frequentate. Ma non c’è modo di fermare le onde… si tratta solo di rinviare l’inevitabile.

E l’invitabile secondo l’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) significa che entro il 2020, a causa dell’innalzamento del mare e dell‘erosione della costa, sarà necessario ridislocare almeno 160 mila persone.

L’inevitabile per il climatologo Robert Nicholls significa che nel 2080, le persone costrette a lasciare le proprie case saranno decine di milioni senza risparmiare nessun continente:
più di 50 milioni nell'area dell'oceano Indiano, tra i 10 e i 50 milioni nella zona del Pacifico e di una parte dell'Atlantico, quasi 10 milioni di Africa e nel Mediterraneo.

Ma non è tutto. Il mare si riprenderà anche il 46 per cento delle zone umide costiere, in particolare sulla costa orientale degli Stati Uniti, nel golfo del Messico, nel Mar Baltico, nel Mar Nero e nel Mediterraneo
.

Il Sinai di Davide (1): cenni geografici e geologici


Dalle montagne di corallo che si levano dal fondo del mare alla bassa barriera corallina brulicante di pesci, dalle ripide pareti sottomarine che scendono a profondità insondabili ai relitti di navi ricoperte di corallo, siamo arrivati nel Mar Rosso, precisamente a Sharm el Sheikh, dopo un viaggio durato poco più di 4 ore. Appena arrivati, notiamo subito la differenza di clima: ci siamo lasciati alle spalle i nostri 0° per ritrovarne 23°, considerando che qui sono le 22,00… Il fuso tra l’Italia e l’Egitto è di un’ora avanti e la moneta locale è la lira egiziana, il cui cambio è 1 euro = 7 lire egiziane.

Circa 20 milioni di anni fa, l’Egitto, il Sinai e la penisola Arabica erano uniti in un unico blocco.

Poi, enormi sconvolgimenti terrestri portarono alla separazione delle terre e la penisola meridionale del Sinai rimase isolata dando luogo a due grandi golfi: ad ovest il golfo di Suez, la cui massima profondità è appena 95 metri e ad est il golfo di Aqaba, che raggiunge invece i 1.800 metri di profondità.

Quest’ultimo golfo fa parte della grande spaccatura terrestre, chiamata Rift, che dalla catena del Tauro si estende fino al Kenia.

La grande attività sismica del passato e i tremendi fenomeni eruttivi hanno dato al Sinai meridionale la sua impronta caratteristica; le sue vette più importanti sono il Monte di Mosè, che raggiunge i 2.285 metri e il Monte di Santa Caterina, di 2.642 metri, il più alto di tutta la penisola.

Continua

Capodanno all'estero



Nonostante i miei "buoni" propositi, quest'anno niente viaggio invernale. In compenso sto tentando di debellare una brutta influenza gastrointestinale che mi ha colpito in questi giorni.

Diversi questi ultimi giorni di dicembre per circa due milioni di italiani che, stando alle stime di Assotravel, trascorreranno all'estero il capodanno.

Ad avere la valigia pronta per una meta esotica sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 26 anni che, secondo il CTS, hanno scelto Cina e Thailandia, paesi che hanno visto un vero e proprio boom di prentoazioni ''grazie soprattutto alle bellezze naturali, al clima mite e alla spesa relativamente contenuta''. Ad andare sempre bene sono il Marocco e gli USA, chi ha voglia di caldo sceglie mari e destinazioni lontane, dalle Maldive al Messico, senza trascurare il più vicino Mar Rosso.

E a proposito di mare, ad andare sempre sono le crociere

Una meta che mette d'accordo giovani e meno giovani sono le capitali europee... non importa se si tratti di Londra, Madrid, Barcellona, Vienna, Parigi, Amsterdam. Stappare lo spumante in una di queste città non passerà mai di moda.

Chi ha solo pochi giorni sta scoprendo le le citta' russe, prime fra tutte Mosca e San Pietroburgo .
Per i patiti della neve, la scelta fuori confine premia le stazioni sciistiche di Slovenia, Austria, Francia e Svizzera.


Per avere qualche idea originale e consigli su come trascorre il prossimo capodanno

mercoledì, dicembre 27, 2006

Andiamo nel Sinai

Con l'ultimo post si è concluso il racconto del mio viaggio in Nepal e alle Maldive.

Siamo pronti a ripartire per un nuovo viaggio. Questa volta cambiamo contiente e andiamo in Egitto, più esattamente nella penisola del Sinai.


Inzia, infatti, oggi la pubblicazione del diario di viaggio, che Davide - nel gennaio di quest'anno - ha fatto a Sharm el Sheik.

Io a Sharm sono stata due volte, durante le vacanze di Natale 1997/98 e nel luglio 2004. Apettatevi quindi ogni tanto dei post con qualche mio commento personale.

Allacciatevi le cinture, si parte per il Sinai con Davide

A più tardi... ci vediamo in Egitto.

martedì, dicembre 26, 2006

Ritorno a casa

21/08/2006
la vacanza è finita
La mattina del 21 agosto ci siamo svegliati molto presto, alle 5,30
, dopo colazione infatti ci sono venuti a prendere con il dhoni che ci avrebbe portato alla vicina isola che ospita l’aeroporto.
Due del gruppo, che hanno un piano di voli diversi, trascorreranno un'altra giornata a Male'.


In aeroporto abbiamo trovato una situazione piuttosto tranquilla, nulla rispetto quello che avevamo trovato una settimana prima e nulla rispetto alle immagini che poi avremmo visto una volta casa sui vari Tg.
Qui l’attentato sventato di Londra non sembra aver avuto particolari ripercussioni.
Abbiamo fatto il solito controllo ai bagagli con i Rx. Ad aver avuto problemi, ma di tutt'altro genere, è stata una coppia che era con noi. Il loro bagaglio aveva un peso in eccesso di 10 Kg ed hanno dovuto pagare un saltatissimo sovrapprezzo: 320 $ (32 dollari al Kg).

A proposito di bagagli, a Fiumicino, ci siamo trovati di nuovo nel caos, per tornare in possesso della valigia abbiamo dovuto attendere circa un’ora, una lunga attesa, ma almeno è arrivato tutto!

lunedì, dicembre 25, 2006

I sapori e i profumi di Male'

20/08/2006 Safari Boat Atollo di Male

Il viaggio ormai volge al termine. Il 20 agosto infatti è stato il nostro ultimo giorno alle Maldive. Un ultimo giorno caratterizzato da un sole spettacolare. NO! Il sole no, proprio l'ultimo giorno. Ormai ci stavamo abituando alla pioggia. Ora sarà dura lasciare le Maldive dopo averle viste con il sole!
Ma non è tutto, per questo ultimo giorno il capitano ci ha portato in un'isola deserta e priva di vegetazione. Insomma una spianata di sabbia bianca, senza un filo d'erba... e di ombra (vedi foto) .

Oltre alla sabbia c'erano solo dei tavolini e delle sedie. Anche quest'isoletta infatti viene utilizzata dai resort per offrire delle attrattive romantiche ai loro ospiti.
Quando siamo andati abbiamo visto avvicinarsi un motoscafo con due enormi cuori rossi. Probabilmente stavano preparando l'atmosfera per una cena da viaggio di nozze.

Su questa spiaggia abbiamo incontrato di nuovo il ragazzo del veliero, che dopo due splendide immersioni tra gli squali martello, era sbarcato per un tranquillo snorkeling. Il fondale qui è veramente splendido.
All'ora di pranzo siamo tornati a bordo diretti verso Male'. Prima di arrivare nella capitale il capitano ci ha concesso un ultimo bagno maldiviano, vicino al carcere.
E' stato un po' una tortura: nell'acqua
infatti c'erano dei mircorganismi urticanti.
Nel primo pomeriggio siamo arrivati ad Old Male. Lasciati definitivamente bikini e pareo, siamo tornati nei panni cittadini e siamo partiti alla scoperta di Male'.
Il capitano ci ha affidato ad un suo amico che ci ha portato in giro per la città.
Abbiamo visitato il mercato del pesce e quello delle verdure.
Quest’ultimo è sicuramente il più interessante con tutti i possibili assaggini: dal cocco fresco da bere con la cannuccia, alla frutta disidratata.
C’è anche chi ha osato assaggiare la foglia con l’intruglio bianco e rosso che qui è tanto apprezzata o le incredibili sigarette fatte con carta di giornale!
A proposito di frutta, abbiamo bevuto un favoloso succo fresco di mango.
Al mercato del pesce avevamo pensato di comprare un bel tonno per cena, temevamo di trovare in tavola l'ennesimo piatto a base di pollo, ma abbiamo pensato che forse il capitano si sarebbe potuto offendere ed abbiamo lasciato perdere.
Per fortuna, perché quando abbiamo raggiunto nuovamente la barca il cuoco ci ha fatto vedere il tonno che aveva comprato e che stava già cucinando.Con questa serata il nostro viaggio di due settimane tra il Nepal e le Maldive poteva dirsi concluso. La mattina del 21 agosto abbiamo preso il volo per l'Italia

domenica, dicembre 24, 2006

Wim Wenders


Quando il tramonto è un'opinione


Alle Maldive la differenza oraria rispetto all'Italia è di 5 ore... ma non sempre.
Il sole infatti tramonta presto e per ovviare a questo inconveniente alcuni resort hanno adottato un'ora molto locale... basta spostare le lancette per regalare agli ospiti un'ora di luce e
un'ora di sonno in più.
Succede solo in paradiso!

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sabato, dicembre 23, 2006

Navigando tra delfini e tartarughe

19/08/2006 Atollo di Rasdhoo


Il nostro viaggi si avvia verso la fine. Abbiamo lasciato l'atollo di Ari ed abbiamo fatto rotta di nuovo verso Male', ma ci siamo fermati all’atolloo di Rasdhoo.
La mattina siamo scesi per circa un’ora a terra su un’isola abitata, non c'è molto da fare. I negozi sono tutti uguali e vendono oggetti proventi un po' da tutta l'Asia. Poche le cose veramente tipiche dell'arcipelago, unico elemento in comune: gli oggetti in vendita sono molto più cari di quelli visti nella prima isola, sarà forse perché questa isoletta è proprio di fronte ad un resort.

Io volevo comprare dei biscotti decenti per la merenda del gruppo, ma in un negozio hanno provato a farmi pagare 44 dollari per 8 pacchetti di biscotti, anziché 12,80! Conoscendo il cambio rupia/dollaro e sapendo ancora leggere i prezzi gli ho fatto notare che mi stava chiedendo un po' troppo, allora ha generosamente fatto uno "sconto" stratosferico e il prezzo è diventato 22 dollari. A quel punto io ho messo i biscotti sul banco e me ne sono andata, la negoziante mi ha richiamato e mi ha chiesto 13 dollari.
La nostra barca oggi ha incrociato la rotta di alcuni delfini e tartarughe marine. I delfini ci hanno seguito per un po' poi sono spariti. i ragazzi dell'equipaggio ci hanno detto che battendo una bottiglia sul legno della barca era possibile attirare di nuovo i delfini, noi ci abbiamo provato, ma senza risultato.

Dopo l'incontro con i delfini siamo rimasti a prua e i ragazzi dell'equipaggio hanno cantato per noi delle canzoni maldiviane. Dopo pranzo siamo sbarcati su un’isoletta.
Qui abbiamo conosciuto un ragazzo milanese che sta facendo un safari boat su un magnifico veliero ormeggiato vicino alla nostra Mashibaru. Ci ha invitato per un caffè dopo cena ed è venuto a prenderci con il gommone.
Il veliero visto da vicino era ancora più bello e lussuoso. Ci siamo sentite come delle cenerentole a palazzo reale

venerdì, dicembre 22, 2006

Tutti a pesca

17/08/2006 Atollo di Ari- Merufenfushi

Finalmente una giornata diversa dal solito.
Per prima cosa siamo infatti sbarcati su un’isola abitata.
Si trattava in realtà di una tappa tecnica: bisognava infatti fare nuovo rifonimento di acqua per le esigenze della barca, ma ne abbiamo approfittato per vedere un villaggio maldiviano e comprare qualche souvenir.
Gli acquisti ci hanno preso poco tempo, i negozietti sono più o meno tutti uguali e, a dire il vero, non è che ci sia molto da comprare.
La sosta ci ha consentito però di sgranchire le gambe e bere un caffè espresso al bar dell'isola. Espresso... si fa per dire.
Visto che non ne vende molti aveva la macchina spenta, quindi abbiamo dovuto aspettare che la macchina andassa in pressione.
Appena usciti dal bar abbiamo visto delle sagome nere in
cielo.
A prima vista sembravano corvi, ma a quardarli bene ci siamo accorti che erano pipistrelli giganteschi!
In attesa che l'equipaggio terminasse le operazioni carico delle taniche, siamo andati a curiosare in un "cantiere natale" dove stavano costruendo un dhoni.
Abbiamo quindi ripreso la navigazione e abbiamo assisito ad un fenomeno curioso.
Un arcobaleno circolare attorno al sole, noi lo
guardavamo a bocca aperta, ma il capitano ci ha detto che era un brutto segno: un presagio di pioggia.
La giornata, arcobaleno a parte, non prometteva nulla di buono.
Comunque dopo pranzo ci siamo spostati
e siamo sbarcati su un'isoletta deserta, generalmente utilizzata dai clienti del vicino resort.

L'isola era pittosto sporca, ma il fondale molto ricco e interessante, abbiamo nuotato molto a lungo, mentre gli altri provavano a prendere il sole.


La pesca di ieri sera ha fatto venire voglia a molti di provare personalmente a procurare la cena per tutti.
Ci siamo così alternati un po' a poppa per pescare.
La prima cosa da dire è che la nostra attrezzatura era alquanto originale, ami, lenza e bottiglie di plastica.


Si perché al posto di canna e mulinello le nostre lenze erano assicurate ad delle bottiglie di plastica che, opportunamente manovrate, consentivano di dare lenza o recuperarla. In caso di grosse prede i membri dell'equipaggio avvolgevano la lenza ottorno alla vita e girando su loro stessi la recuperavano.
Inutile scrivere che cosa abbiamo pescato, si fa presto a vedere le foto che a leggere il commento.


Comunque il pescione rosso che vedete in ottime mani (quelle del cuoco) sarebbe diventato la nostra cena del giorno dopo, compliementi a Francesca.
La nostra serata di pesca ci ha dato anche un brivido.



Quello della cattura di alcuni squali. Quattro per la
precisione.
Due si sono liberati da soli spezzando la lenza e se guardate bene la foto noterete che la lenza che utilizzavamo non era certo troppo sottile.
Gli altri due li abbiamo liberati noi.
Uno però, il più piccolo (piccolo, si fa per dire, confrontate le sue dimensioni con quelle del pesce rosso!), il capitano lo voluto tirare a bordo per farcelo vedere, poi ci ha spiegato che è commestibile, ma che loro gli squali non li mangiano perché fanno bene al mare ed è lì che devono stare.

Una serata decisamente eccitante che ci ha lasciato argomento di conversazione per giorni!

giovedì, dicembre 21, 2006

Palme, sabbia e cocco

16/08/2006 Safari Boat Atollo di Ari - Digghiri



La giornata del 16 è stata molto simile a quella del 15. Abbiamo dormito meno, ma abbiamo avuto sempre la nostra dose di pioggia.
Non sono mancati però i momenti in cui abbiamo preso un po' di sole spalmati sulla bianca sabbia di un'isoletta e fatto snorkeling. Quando si sbarca su queste isolette in realtà non è che ci sia molto da fare. Si può andare in esplorazione, il giro dell'isola però dura solo pochi minuti, ma è comunque occasione per fare qualche foto.
Sulle isola solo sabbia, cespugli e palme..., e allora perchè non
raccogliere qualche bella noce di cocco e come dei poveri naufraghi provare ad aprirla per mangiarla?
A proposito di cibo, il congelatore della cambusa era pieno di pollo, ma siamo alle Maldive e bisogna mangiare pesce fresco, ma prima occorre pescarlo. Questo sarebbe compito dell'equipaggio, ma è divertente e qualcuno del gruppo ha voluto provare con successo. Bene, finalmente si mangia pesce!

mercoledì, dicembre 20, 2006

Ferragosto alle Maldive

15 agosto: Atollo di Ari - Alikari

Quanti di voi hanno sognato di trascorrere il giorno di

Ferragosto alle Maldive?Non è tutto oro quello luccica però.
La mattina, complice anche la stanchezza del viaggio o forse il dolce rullare della barca, ci siamo svegliati tutti tardi.

Se pensate che dormire il giorno di Ferragosto mentre si naviga nelle acque delle Maldive è da sciocchi, dovete sapere che in realtà era la cosa migliore che potevano fare. Pioveva da ore. Immaginate la desolaione nel vedere il cielo nero da dietro l'oblò della mia cabina. Intanto il capitano aveva iniziato la navigazione verso l’atollo di Ari.


Per fortuna subito dopo un'abbondate colazione il cielo si è rasserenato e quando, verso le 11,30, abbiamo raggiunto un’isola deserta. I ragazzi dell'equipaggio ci hanno accompagnato a terra con il Dinghi (piccolo motoscafo)
Su quest'isoletta siamo rimasti fino alle 15, quando ci sono venuti a riprendere per il pranzo. Che cosa si mangia in barca alle Maldive? Spaghetti al sugo!


Io che adoro la pasta, e che sono sempre un po' scettica quando la vedo cucinata all'estero, ero un tantino preoccupata. Sbagliavo, la pasta era ottima e persino al dente.


Abbiamo poi ripreso la navigazione e raggiunto un altro punto per fare snorkeling. Quindi merenda, doccia e cena. Iniziamo a capire che forse sarà il cibo a scandire le nostre giornate.

Ho vinto

Il mio blog ha un doppione.... pubblico contemporaneamene su due piattaforme: blogger e su typepad ospitata da vivilastminute.

In queste ultime settimane vivilastminute e TGCOM hanno indetto un concorso per scegliere il miglior blog di viaggi. Ho provato a iscrivere questo blog, ma mi hanno detto che il concorso era riservato solo a quelli di vivilastminute... e così con tanta pazienza ho aperto un nuovo blog ed ho trasferito (quasi) tutti i vecchi post. Una faticaccia, ve lo assicuro, ma ha avuto i suoi frutti: ho vinto!

La notizia come potete immaginare mi ha riempito di gioia, anche perché, a dire la verità, ci tenevo, ma non osavo sperarlo. Una vittoria che voglio condividere con i miei compagni di viaggio del Nepal Maldive, ma anche con tutti voi, perché se il mio blog è venuto così bene è anche grazie i lettori, di tutto il mondo, che in questi utlimi due mesi hanno letto quasi ottomila pagine. Senza contare che a settembre Sulle Strade del Mondo è stato ospite in diretta di una trasmissione radiofonica!Scrivere

E' stata una bella soddisfazione, anche perché non c'erano premi in palio se non uno spazio tra le pagine del TGCOM. Una bella soddisfazione anche perché nel mondo dei blog sono arrivata in momento di crisi personale: dopo otto anni, avevo perso il mio lavoro come giornalista e avevo bisogno di scrivere. Più per me stessa che per gli altri, non credevo che un blog potesse essere letto da così tante persone. Inizialmente pensavo di creare un clone, ma senza rendermene conto, pian piano, ha iniziato ad avere vita propria.

BlogQuando leggo le statistiche mi diverto e al tempo stesso mi stupisco, nello scoprire che mi leggete non solo dall'Italia, ma anche dal Giappone, dagli Stati Uniti, dalla Cina, dal Burkina Faso e l'elenco potrebbe continuare.

Ci sono stati poi i vostri commenti e i messaggi privati. Addirittura mi ha scritto una ragazza laureanda in Scienze della Comuncazione che sta facendo la tesi di laurea sui racconti di viaggio attravero i blog!

Tutto questo mi ha dato uno stimolo maggiore a fare del mio meglio, impegnandomi quotidianamente per tenerle il blog il più aggiornato possibile.
Anche graficamente mi sono divertita ad abbellirlo aggiungendo giorno dopo giorno qualcosa.

Bè, questo è il risultato. Da queste pagine vi ho raccontato il mio ultimo viaggio in Nepal e alle Maldive e presto vi parlerò di altri viaggi e non solo.

martedì, dicembre 19, 2006

Finalmente in barca

Alle 3 del mattino del 14 agosto. Siamo arrivati a Colombo. Ovviamente ancora controlli su controlli e, finalmente alle 7,10 siamo partiti in 7 per Male'.
Abbiamo provato a far anticipare il volo agli altri tre, ma inutilmente: L'aereo era pieno e c'era già gente in lista d'attesa. Sarebbero dovuti partire con il volo delle 9,50, ma gli hanno cambiato volo e sono partiti alle 10,30.



Nel frattempo noi eravamo arrivati a Male'. Prima di uscire ci siamo avvicinati al banco dell’ente turismo ed abbiamo preso le guide gratuite delle Maldive. Ma qualcuno, per errore, le ha prese in giapponese!


Mentre aspettavamo di prendere il nostro dhoni sentivano nell'aria un forte odore balsamico, odore che si faceva sempre più forte man mano ci avvicinanavamo alla catasta dei nostri bagagli.



Che cos'era quell'odore? E da quale bagaglio proveniva? Una domanda la cui risposta sarebbe arrivata più tardi.



Abbiamo raggiunto l'agenzia presso la quale avevano prenotato la barca. Avevamo sentito parlare male di queste barche, temevamo ci fossero gli scarafaggi. Non ci fidavamo della titolare ed abbiamo preteso di vederla prima. Abbiamo creato la "commissione barca" e abbiamo raggiunto il porto in taxi (pagato dal proprietario della barca).



Il natante ha superato l’ispezione brillantemente, profumava persino di pulito!
Radunato finalmente tutto il gruppo abbiamo pagato la barca e siamo tornati al porto, pronti per il nostro Safari Boat nel paradiso delle Maldive. Destinazione Atollo di Ari.



Un viaggio che, nonostante il brutto tempo, è iniziato subito con un bagno e un avvistamento di mante.



So che la cosa può non interessarvi, ma ve lo dico lo stesso: io ho dovuto rinunciare al primo bagno e alle mante: In aereo avevo mangiato peperoni e stavo malissimo.
Ma perché in aereo si mangiano sempre peperoni? E' vero che noi abbiamo cambiato vari voli, ma ci hanno servito peperoni tre volte, persino a colazione... io ho provato a non mangiarli, ma erano "nascosti" nel contorno misto!



Avevam lasciato in sospeso la sorte delle boccette e l'odore che proveniva dai bagagli... purtroppo si era rotto un flacone, e per la legge di Murfy si è è rotto l'unico che era meglio rimanesse integro: una delle bottiglie contenenti l'olio per i massaggi, lasciando un profumo indesiderato su tutti gli indumenti di Marco e Cecilia, che all'aeroporto di Kathmandu, per far fronte all'emergenza, avevano dato ospitalità ai flaconi di Ale. L'odore era fortissimo, i due tapini, non solo hanno dovuto lavare TUTTO il contenuto, ma anche il borsone!

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