venerdì, dicembre 08, 2006

Viaggio in Nepal: Patan

Dopo Kathmandu e Bhaktapur, eccoci a Patan, la “città dei mille tetti dorati e seconda città del Nepal.
Patan è vicinissima a Kathmandu, divisa solo dal fiume Bagmati e distante appena 5 km da Tamel.

Forse anche per questo sono poche le persone
che scelgono di dormire a Patan, qui si viene in genere per un'escursione in giornata da Kathmandu, chi segue poi letteralmente le indicazioni della Lonley Planet viene dissuaso dalla frase che dormire a Patan "non ne vale la pena".

Noi, in corso di viaggio abbiamo deciso di cambiare il programma e fare un pernottamento a Patan e non ce ne siamo pentiti. Secondo noi, pernottare a Patan, vale la pena.
Il fascino di Patan ha toccato tutti coloro che l'anno visitata, compresi i primi mercanti che le diedereo il nome di Yerang, ovvero L'Eternità.
Altro nome di Patan è Lalipur che significa "Città della bellezza", un fascino che tira fuori anche la sera. A differenza di Bakhtapur abbiamo trovato delle serate animate e al contrario di Kathmandu una confusione gioiosa e non caotica.
Il cuore di Patan è Durban Square, con i suoi templi in stile indiano. Non pagode, ma shikhara, edifici che ricordano i picchi delle montagne.

Fondata, pare, intorno al 229 d.C. sotto il regno di Vara Deva,
Patan è considerata la culla delle arti e dell’architettura della Valle di Kathmandu.

Patan è un vero e proprio museo all’aperto con oltre 136 monasteri, 55 grandi templi ai quali si aggiungono numerose dimore e palazzi di un’eleganza straordinaria.


 
Tra gli edifici legati al buddhismo il più bello e suggestivo è sicuramente il Golden Temple.
Non lasciatevi scoraggiare dalla semplicità
dell'esterno, il tempio merita pienamente l'appellativo di d'oro.

Al centro del cortile rimarrete affascinati da un delizioso tempio ricco di decorazioni.

Una curiosità, per salire al piano superiore è necessario togliersi le scarpe e tutti gli oggetti in cuoio. Portatevi dunque delle ciabattine in plastica, altrimenti dovete salire scalzi o prendere quelle che passa il convento, pardon... quelle che passa il monastero!

Scherzi a parte, in Nepal, quando si entra nei luoghi sacri buddhisti, spesso occorre toglieresi le scarpe, conviene quindi avere con sè un paio di calzini d'emergenza.

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