martedì, ottobre 17, 2006

L'Islanda riapre la caccia alle balene

Proprio non mi va giù la decisione presa oggi dal governo islandese: riaprire la caccia commerciale alle balene. La quota prevista è di 30 balenottere minori e 9 balenottere comuni


Una decisione in realtà ventilata da circa tre anni, ma che solo oggi si è concretizzata, dimostrando a buona parte del mondo un'assurda cecità.
Nel 2003 l'Islanda, dopo una moratoria durata 14 anni, mascherandosi dietro l'alibi della ricerca scientifica, aveva ripreso la caccia ai cetacei, ora l'Islanda ha fatto un ulteriore passo in avanti (o forse sarebbe il caso di dire indietro) con la caccia commerciale.

Una decisione che arriva a quattro mesi dalla risoluzione della Commissione Baleniera Internazionale che giudicava "non più necessaria d'ora in avanti" la moratoria sulla caccia alla balena.

"Il metodo usato per uccidere le balene - spiega nel suo sito la LAV (Lega Anti Vivisezione) è molto violento e doloroso: un arpione a granata di pentrite, sparato da un cannone, penetra nel corpo della balena per circa 30 centimetri e poi esplode. Malgrado la sua potenza distruttiva, l'arpione dei balenieri spesso non riesce ad uccidere la balena: i cacciatori giapponesi hanno riportato che, per il 2002/2003, almeno il 60% delle balene uccise non sono morte in maniera rapida. Dati recenti, dimostrano che in media la morte sopraggiunge dopo più di due minuti e, in alcuni casi non rari, dopo più di un’ora di agonia.

Altrettanto grave e fonte di sofferenza per l’animale è il ferimento e la sua mancata cattura: la balena gravemente ferita, infatti, nella maggioranza dei casi morirà per dissanguamento, per i danni subiti agli organi interni o per l’impossibilità di nutrirsi. Oppure, ancora, risentirà per l’impossibilità di socializzare o di riprodursi; le dinamiche interne ai gruppi sociali di questi splendidi animali sono, infatti, molto delicati e pure la cattura e l’uccisione di un membro del gruppo ha delle conseguenze sugli altri individui. L’inseguimento da parte dei cacciatori inoltre provoca nell’animale sofferenza e stress che possono portare all'insorgenza di patologie, alla fine, letali."

La ripresa di questa pratica crudele infatti non solo mette a rischio la sopravvivenza della balenottera comune, che di comune ha solo il nome, ma finisce anche con il danneggiare indirettamente un settore dell'economia del paese, quello dell'ecoturismo.

I turisti vanno in Islanda per osservare le balene, non per vederle squartate dai balenieri, tanto più che non c'è mercato per questa carne mentre il profitto che viene dall'ecoturismo è molto più elevato. Una balena vale più da viva che da morta - afferma Alessandro Giannì, responsabile mare di Greenpeace", il quale nel sottolineare che la moratoria è tuttora in vigore si chiede "perché investire in un'industria del passato, gestita da un'unica impresa?".

Chiacchiere da ambientalisti? No. Numeri... e con i numeri non si discute.
Secondo un recente sondaggio Gallup, solo l'1,1% degli islandesi mangia carne di balena una volta o settimana o più mentre l'82% dei ragazzi dai 16 ai 24 anni non l'ha mai mangiata.

In Islanda in compenso operano 12 compagnie di whale watching, per un giro d’affari che ne 2001 fu stimato in 8,5 milioni di dollari: i turisti sono principalmente tedeschi e americani, seguiti da inglesi, svedesi e danesi.

Mentre il giro d’affari della caccia alle balene negli anni '86-’89, anno nel quale è stata bloccata, è stato di appena 3-4 milioni di dollari.

E visto che i turisti vengono in Islanda anche per vedere le balene nel loro ambiente naturale e non fatte a pezzi, già stanno arrivando le prime canellazioni.

Solo chi lo ha provato può sapere quale sia l'emozione di trovarsi in mare aperto a tu per tu con uno di questi giganti dei mari. Una fortuna che io ho avuto alcuni anni fa in Canada, nel Golfo del San Lorenzo.

Islanda così non si fa. Mi hai profondamente deluso... e pensare che eri tra i miei dieci viaggi favoriti!
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